Suex Story: nuove scoperte sul fondale delle Egadi

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Sul fondale delle Egadi si celano ancora molti reperti risalenti alla più grande battaglia navale della storia antica, quella tra Roma e Cartagine del 241 avanti Cristo che segnò la fine della prima guerra punica.

Nel corso di questo scontro di epiche proporzioni i due eserciti schierarono complessivamente 550 imbarcazioni di cui ne furono affondate 80, che ancora oggi giacciono su un’ampia porzione di fondale, circa 12 chilometri quadrati.

Ed è così che continua l’opera di Mario Arena, già protagonista di una precedente Suex Story.

Mario Arena, ricordiamo, è il leader del team del SDSS, la Società per la Documentazione di Siti Sommersi, che si occupa dell’operazione nelle Egadi con il supporto di Suex, che fornisce i DPV sottomarini, la tecnologia e le soluzioni per affrontare le difficili sfide poste dall’archeologia subacquea e in particolare dalle forti correnti delle Egadi.

La sua operazione nelle Egadi continua ancora oggi perché quel fondale è un vero e proprio scrigno colmo di tesori risalenti a oltre 2.500 anni fa che attendono di essere ritrovati e riportati in superficie: ogni giorno può quindi offrire nuove sorprese per Mario Arena e il suo team.


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“Quando tocco un reperto chiaramente lo faccio con estrema delicatezza, ma anche con tanto rispetto” spiega Mario “Poiché di solito mi ripeto o quasi lo dico al reperto che ciò che sto facendo serve a raccontare la sua storia, soprattutto quando sono elmi od oggetti personali”.

Una particolarità del sito delle Egadi sono i rostri, elementi in bronzo inseriti nelle prue delle navi pensati per sfondare lo scafo delle imbarcazioni nemiche durante gli scontri ravvicinati, che furono i protagonisti indiscussi dei conflitti navali di quel periodo.

Ad oggi, stima Mario, ne saranno stati recuperati 30 in ottime condizioni e di questi la quasi totalità proprio dalle Egadi: ogni volta che se ne scopre uno nuovo è quindi un’emozione unica e indescrivibile.

Mario spiega che quando viene fatto un simile ritrovamento, la curiosità è davvero tanta perché semplicemente osservandolo si possono capire alcune cose della sua storia, come lo schieramento di appartenenza: tuttavia, sott’acqua il tempo a disposizione è poco e passa fin troppo in fretta, quindi si può dedicare solo una manciata di minuti a simili analisi prima di iniziare il recupero.

Mario racconta dell’ultimo rostro ritrovato: era sepolto per il 90% e quindi l’estrazione ha richiesto un paio d’ore nel corso delle quali i sommozzatori si sono accorti della presenza di una particolare decorazione sul reperto, una vittoria alata applicata sulla superficie che sporgeva in modo significativo.

Temendo di danneggiarla con il normale fascione di sollevamento, i subacquei del SDSS hanno scelto di utilizzare una rete di recupero, il che ha richiesto ulteriore lavoro, ma ne è valsa la pena per conservare questo reperto in tutto il suo splendore.

Nello svolgere questi e altri recuperi, Mario Arena e il suo team si affidano ai DPV Suex per le ottime prestazioni e la lunga autonomia, nonché a un particolare sistema di aspirazione subacquea sviluppato da Suex proprio su richiesta del SDSS per velocizzare le operazioni di scavo sul fondale.